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Strani equivoci

In Homeopathy, Quackery on aprile 3, 2012 by lawandeconomics Messo il tag: , , ,

All’interno di uno dei suo blog, Repubblica.it lancia la notizia che l’Agenzia del farmaco (AIFA) avrebbe adottato una direttiva che

impone ai prodotti omeopatici di adeguarsi ai farmaci cosiddetti tradizionali, o ufficiali

seguita da una serie di affermazioni che interpretano l’evento come l’inizio dell’ufficializzazione dell’omeopatia come farmacopea riconosciuta e approvata anche in Italia. Non pago, l’autore del post risponde colpo su colpo anche ai commenti critici che piovono in calce all’articolo, riaffermando la dignità dell’omeopatia come approccio ammissibile ed efficace alla cura delle malattie.

Questi omeopati sono davvero dei casi interessanti, non c’è che dire. Le loro tecniche comunicative sono spesso efficaci, perché si basano sui bug della nostra attenzione. Nessun utente che ha commentato, infatti, ha valutato l’affermazione iniziale dell’autore del post e si è chiesto “In che cosa consiste questa direttiva adottata dall’AIFA?”, ma praticamente tutti si sono lanciati in una discussione su (presunti) benefici e rischi della pratica omeopatica. Tutti ci tengono far sapere agli altri come la pensano – abbondano i supporter entusiasti che hanno curato figli, mariti e (altri) animali domestici con le famigerate palline di saccarosio – ma la discussione sul punto specifico è inesistente.

Da empirista curioso, sono andato a cercare sul sito dell’AIFA la direttiva in questione. Quello che si trova è questo: si tratta semplicemente dell’inizio della costruzione di un registro nazionale che contiene i nomi e le caratteristiche dei preparati omeopatici commercializzati in Italia. Niente di più, niente di meno. Va da sé che catalogare i preparati omeopatici non vuol dire dichiararne l’efficacia terapeutica. Ma questo, ovviamente, non interessa nessuno, se non gli addetti ai lavori. Molto meglio cercare di far passar il tutto come il primo passo dell’omeopatia nel mondo del riconoscimento scientifico, con annesso invito al banchetto della Sanità pubblica.

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