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Il marketing dell’omeopatia 2/2

In Quackery, Uncategorized on giugno 30, 2009 by lawandeconomics Messo il tag: , , , , , ,

Alcune regole d’oro di marketing per praticare l’omeopatia serenamente e vivere felici.

  1. L’omeopata deve essere un medico. Gli omeopati italiani (e non solo quelli italiani) fanno lobbying affinché i parlamenti riconoscano ufficialmente il loro ruolo e richiedono che alla professione di omeopata possano accedere solo i laureati in medicina. Non che serva una laurea in medicina per prescrivere pillole di zucchero, ma la conoscenza medica è essenziale per riconoscere le vere malattie e per indirizzare il paziente verso terapie vere, in modo da evitare seri e costosi guai giudiziari.
  2. L’omeopata si deve presentare come uno scienziato. Dovrà quindi assumere gli atteggiamenti esteriori di chi compie ricerca in campo medico e citerà studi scientifici sull’argomento, avendo cura di omettere quelli che gli danno torto. Utilizzerà spesso espressioni incomprensibili e ragionamenti che suonano plausibili in modo da agganciare clienti distratti e desiderosi di credere in qualcosa di alternativo. Come rinforzo, userà anche una ricca aneddotica di guarigioni miracolose.
  3. L’omeopata deve enfatizzare l’aspetto complementare della sua disciplina. In realtà, affermando i principi della sua disciplina, l’omeopata mette in discussione la medicina scientifica alle fondamenta e sostituisce i principi della fisica e della chimica con fantasiose congetture pseudoscientifiche, ma è cosciente (nei casi migliori) che i suoi rimedi non curano alcunché. Quindi, nel caso in cui il paziente sia affetto da qualche patologia seria e sia già in cura da un medico, gli consiglierà di affiancare rimedi omeopatici ai farmaci che già assume, in modo da creare nel paziente confusione sulle cause della sua guarigione e indurlo a pensare che l’omeopatia è comunque un valido complemento alle cure tradizionali. In questo caso, l’omeopata affermerà con sicurezza che non c’è alcuna incompatibilità o interazione dei rimedi omeopatici con i farmaci tradizionali.
  4. Talvolta conviene presentare l’omeopatia come un’alternativa, non come un complemento. Nel caso in cui il paziente presenti piccoli disturbi (del tipo che evolve rapidamente verso la guarigione), oppure quando il paziente avanzi richieste vaghe (tipo Vorrei qualcosa che rafforzi le mie difese immunitarie oppure Dato che ci avviciniamo all’inverno, cosa mi può dare che mi protegga da eventuali raffreddori?) allora l’omeopata prescriverà svariati rimedi omeopatici e contemporaneamente vieterà al paziente l’uso di farmaci tradizionali, perché interferirebbero con la chimica esoterica delle diluizioni infinitesime. Anche in questo caso, quando la condizione patologica si risolve da sé, il paziente si convince che il rimedio omeopatico è stato efficace.
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7 Risposte to “Il marketing dell’omeopatia 2/2”

  1. ciao! non potrei essere più d’accordo, soprattutto in quanto studentessa di medicina! (quella vera, intendo..^^) proprio oggi sono incappata in un sito di omeopatia per caso (figurati, cercavo chiarimenti sul virus di epstein barr, e google aveva voglia di scherzare!), e ho letto alcune domande/risposte, rilevando esattamente tutto quello che elenchi qua sopra! sono rimasta in particolare sconvolta dal ritrattino del medico tradizionale che se ne frega dell’umanità e che NON CONOSCE e non si INTERESSA delle cause della malattia, bensì solo delle espressioni esterne, i sintomi, il che, per noi medici e futuri tali, è pari ad una eresia!
    hai accennato alla presenza di casi clinici evolutisi in tragedia a causa dell’utilizzo sconsiderato dell’omeopatia, hai degli esempi? per fare 2 risate.. (a malincuore)

    • Ciao Giulia, grazie per il tuo feedback. Mi fa piacere notare che qualcuno, anche nella professione medica, manifesti interesse nella questione che io – e tanti altri – abbiamo sollevato. Per quanto riguarda la tua richiesta, ci sono molti siti che registrano i casi di morte a causa dell’omeopatia. Se digiti la chiave “homeopathy death” su Google viene fuori moltissimo materiale. A titolo esemplificativo, ti segnalo questo sito. Buone vacanze e teniamoci in contatto!

  2. che vergogna! se leggi le domande, poi, che sulla rete vengono inviate ai “medici” omeopati (che tra l’altro non sanno scrivere) ti accorgi che sono di persone probabilmente meno acculturate e un po’, forse sempliciotte, almeno per la maggior parte.. la cosa triste è che nel 2011 si crede ancora in queste scemenze!

  3. Tutto ormai è marketing, non ci sono speranze

    • Grazie per il commento! Dal sito segnalato leggo una frase molto esemplificativa: “E’ stato oggetto di discussione è il principio che qualcosa che provochi una malessere possa pure curarla”. Superfluo aggiungere alcunché.

  4. Ma sinceramente, non capisco. Questo sarebbe un blog libertario?
    Il lobbismo delle case produttrici di prodotti omeopatici è il riflesso di una normativa (statale, of course) di forte restrizione alla commercializzazione/produzione di prodotti omeopatici, nonchè alle agevolazioni (anche pubblicitarie) che sono garantite alla cosiddetta medicina tradizionale. Non è un discorso scientifico, il mio, (non sono un medico), ma un discorso di libertà individuale: ognuno deve essere messo nelle condizioni di curarsi come preferisce, e pertanto è solo ed unicamente il consumatore a dover decidere quale prodotto è migliore. Oggi non è così.
    Criticare il tentativo di ottenere più visibilità significa criticare il tentativo di uno schiavo di spezzare la catena che lo lega (è solo un’analogia, ovviamente…).
    Pertanto, vorrei che tutti fossimo liberi di curarci come si vuole (con la c.d. medicina tradizionale, con l’omeopatia, con i rimedi di Vanna Marchi etc.). Chi sbaglia a prescrivere una cura, ne pagherà le conseguenze non solo in un’aula di giustizia, ma anche nella sede più adatta a far emergere l’efficacia/inefficacia di una cura, ossia il mercato.
    Concludo facendo notare che hanno fatto molti piu danni e morti le medicine o cure “tradizionali” approvate dall’EMA o dalla FDA (il talidomide, giusto per fare un esempio fra i tanti) che non tutti i morti causati dall’omeopatia nella sua intera storia.

    • Il blogger non ha mai negato la libertà individuale di alcuno a curarsi come meglio preferisce. Però, caro amico, se lei asserisce che “ognuno deve essere messo nelle condizioni di curarsi come preferisce”, allora dovrebbe convenire sul fatto che questo blog contribuisce ad informare i lettori. Che cosa ci sarebbe di antilibertario in questo? Sinceramente, non capisco.
      Sulla presunta minore pericolosità dell’omeopatia, invece, sono molto scettico.

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